Rovigo – Il Consiglio di Stato blocca la conversione della centrale di Polesine Camerini

Le associazioni ambientaliste, di pesca e gli operatori, vincono il ricorso in Consiglio di Stato. In Polesine scattano polemiche e critiche

Non c’è stato nessun secco “No” al carbone, nella sentenza del Consiglio di Stato. Semplicemente è stata dichiarata nulla la Valutazione di impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente, del 2009, perché non sarebbero state vagliate tutte le alternative possibili, come l’utilizzo del gas metano per produrre energia, visto che in mare aperto, a 15 chilometri dalla costa, è in funzione un rigassificatore da 8milioni di metri cubi l’anno.

Ma questo stop deve essere un’occasione per fare una riflessione. La centrale Enel non sarebbe stata un’opera ex novo, c’era già prima e Polesine Camerini non ha avuto questo gran sviluppo, guardiamo le cose come stanno.

Il dito non va puntato contro le associazioni ambientaliste. C’è stata una condanna a gennaio, per emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico, per il periodo che andava da 1999 al 2004 e la condanna è arrivata dalla Suprema Corte di Cassazione.

Lo stop della riconversione mette in luce un altro fattore preoccupante: non è mai stata creata un’alternativa di sviluppo valida. E il dito deve essere puntato verso il mondo politico e non sugli ambientalisti.

Il Polesine è stato semplicemente messo in “svendita” al miglior offerente. Nel ’34 per le estrazioni, nel ’70 per la centrale e poi il recente rigassificatore, ma siamo ancora punto a capo; vuol dire che c’è qualcosa non va, dov’è questo sviluppo promesso?

Dal ’97 manca un piano del Parco, nonostante una legge regionale abbia sancito la sua nascita, settori economici veramente importanti, come la pesca che da mesi chiede che vengano semplicemente scavate le bocche a mare, per poter rientrare in porto in tutta sicurezza.

Legambiente si sta già mobilitando, con un pool di esperti, per dimostrare che è possibile uno sviluppo economico alternativo. Basterebbe investire sulla bonifica delle lagune ed ampliare le aree di pesca per la mitilicoltura, questo creerebbe nuovi spazi e conseguente occupazione (a centinaia).

Puntare sulle energie rinnovabili che in Italia stanno dando lavoro. Perché la green economy non dovrebbe funzionare in Polesine, visti i molti impianti sorti anche nei privati? Se una semplice biciclettata come quella di Porto Tolle, è in grado di portare oltre mille visitatori da varie parti d’Italia, una struttura turistica ben organizzata, con eventi di richiamo, non porterebbero finalmente ad uno sviluppo turistico della zona?

Il problema è semplice. È più facile puntare il dito contro qualcuno che farsi delle domande. Intanto sono anni che la provincia di Rovigo, anzi il Delta, è ferma in attesa e a mani protese che arrivi il lavoro. È meglio cominciare a pensare veramente ad uno sviluppo, basato su quanto il territorio ha da offrire e non attendere la “manna dal cielo”.

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