La Corte dei Conti ‘bacchetta’ il Comune di Porto Viro

[Articolo di Nicola Cappello su “il Resto del Carlino” di Rovigo 11 giugno 2010]

Scelse di pagare un mutuo con tasso variabile troppo rischioso. La mossa sbagliata ha portato l’amministrazione a una perdita finanziaria

Da tasso fisso a ‘Collar Swap’: una scelta sbagliata che ha portato ad una perdita finanziaria il comune di Porto Viro, che ha ricevuto una severa bacchettata dalla Corte dei Conti della Sezione Regionale di controllo per il Veneto, come scritto nella delibera dell’ottobre 2009.

Pagare un mutuo a tasso fisso, infatti, protegge dagli aumenti del tasso di interesse: toglie il rischio dell’aumento della rata da pagare. Da un 4,80% fisso medio, il Comune, con la banca, nel 2005 ha optato per un ‘Collar Swap’: ha scelto insomma un tasso variabile, quindi sensibile all’andamento del mercato ed aggiornato ogni sei mesi. Questo tipo di contratto consente di mettere dei paletti al tasso massimo e minimo per proteggere banca e cliente dagli eccessi: nel caso del Comune quando il tasso scendeva sotto il 3%, il minimo si fermava al 4,20% (che sarebbe variato negli anni), proteggendo quindi l’istituto di credito, mentre quando il tasso saliva, il comune pagava un tasso fisso massimo, per essere protetto.

Alla fine dei conti chi ci ha rimesso comunque è stato il comune. Il cambio delle condizioni da fisso a variabile ha portato ad una perdita, da giugno 2006 a giugno 2009 di 150mila euro per l’ente. Infatti il guadagno, nella previsione più rosea portava ad un risparmio di oltre 490mila euro, mentre quella più nera, come segnalata dalla Corte dei Conti, ad oltre 5milioni, alla chiusura del contratto nel 2020.

“È evidente come le condizioni contrattuali siano squilibrate a danno del Comune – scrive la Corte dei Conti nella nota – e come la nuova struttura dei tassi di interesse come rimodulata attraverso lo swap possa essere sensibilmente più onerosa rispetto alla struttura originaria”. Anche i parametri dei giorni di valuta erano a svantaggio del comune. I mesi per la banca erano tutti di 30 giorni (30/360 unadjusted), quindi venivano pagati interessi su 360 giorni, mentre il comune pagava per 365, 366, se bisestile, giorni (Act/360 adjusted).

Dopo la perdita ed i rischi per il futuro, il Comune ha estinto anticipatamente il debito, nel momento in cui il tasso era maggiormente favorevole, chiudendolo definitivamente nel settembre 2009, sborsando 105mila euro come penale. La Corte dei Conti ha invitato l’amministrazione a “non intraprendere per il futuro operazioni finanziarie i cui rischi, struttura e complessità non siano in linea con le esigenze finanziarie dell’Ente” e ha chiesto una maggiore prudenza in futuro.

Il consigliere dell’opposizione Thomas Giacon ha denunciato come il fatto sia passato inosservato, dato che sono stati utilizzati soldi pubblici “senza considerare i notevoli rischi e senza avere le competenze in materia e che solo in occasione dello studio del recente bilancio consuntivo abbiamo avuto modo di studiare e approfondire”. Un rischio che ha portato a “una perdita complessiva di ‘solo’ 255 mila euro circa contro i 750 mila euro circa alla fine del contratto, stimati dalla Corte dei Conti”.

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