Delta del Po: “Un intervento senza permessi”, processo all’isola artificiale, venerdì in tribunale le repliche del magistrato e della parte civile

[Articolo di Nicola Cappello de “Il Resto del Carlino” di sabato 4 dicembre 2010]

Processo all’isola artificiale del Terminal gasiero. La battaglia in aula continua, dopo le arringhe della difesa è stato il turno delle repliche del pm, Manuela Fasolato, e della parte civile, Matteo Ceruti.

“Per fortuna ho ancora la capacità di indignarmi, dopo aver udito la replica della difesa, di come è stata abilmente rovesciata la realtà”, ribatte alle arringhe in modo duro il pubblico ministero, accusando poi la società di aver avuto un comportamento prepotente ed incurante delle regole date, durante la fase di realizzazione dell’opera.

Sia l’accusa che la parte civile hanno sottolineato la mancanza della valutazione di incidenza ambientale (vinca) sul primo tratto del gasdotto, che dal terminale andava alla spiaggia e poi sino a Porto Viro, per una lunghezza complessiva di 12 km, spiegando come questa zona sia segnalata come area di alta sensibilità ambientale, quindi sotto tutela del vincolo paesaggistico, ed area vincolata dalla Provincia di Rovigo.

“Nessuno avrebbe firmato una Vinca su questa area ambientale, di valenza internazionale” ha sottolineato anche Ceruti, nella sua replica; la posa, insomma, sarebbe avvenuta in aree naturali protette senza le dovute autorizzazioni.

Icram ed Arpav, inoltre, avrebbero appreso della costruzione dell’isola solo nell’aprile del 2006, mentre le sabbie utilizzate per riempirle, non sarebbero state compatibili con quelle del sito di destinazione ed inoltre mancava la tracciabilità delle sabbie, contaminate e quindi da considerarsi rifiuto.

Secondo l’accusa serviva anche il permesso di costruire: “La parte urbanistica di un comune non si limita alla terraferma, ma anche al tratto del mare, quando c’è uno stato di alterazione dei luoghi – continua Fasolato –: il terminal è a 15 km dalla costa e si vede bene. L’isola è stata costruita a 600 metri, 400 se si considera la bassa marea, come si può dire che non ci sono state alterazioni? Per l’isola non c’è stata nessuna Via, né autorizzazione paesaggistica, inoltre, mancava il permesso a costruire”.

Il danno ci sarebbe stato anche in caso di sversamento di sabbia pulita, dato che esisteva il rischio di intorbidimento della colonna d’acqua, segnalato da Icram anche prima della realizzazione dell’isola. Nel corso della giornata sono iniziate le repliche della difesa, che continueranno il 21 dicembre ed il 12 gennaio, mentre la sentenza è stata prevista per il 18 gennaio.

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