Panem et circenses

C’è chi aveva detto “ho provato a cambiare il mondo, ma il mondo ha cambiato me”. Il mondo ti cambia in peggio, con la sua freddezza e distanza, tra il suo menefreghismo e tra le sue lamentele.

Alla gente non interessa veramente il cambiamento. Se fossimo sinceri e trasparenti ci accorgeremo che ben pochi sanno cosa stia succedendo in Italia.

Il mondo si lamenta, ma allo stesso tempo non si informa. Il mondo è così, ignorante nella sua globalità, diffidente di ogni singolo suo componente, reclama, urla e richiede, vuole conoscere ma poi si tappa le orecchie ed urla frasi sconnesse, prive di significato, per non sentire la verità.

Il mondo stabilisce un prezzo alla vita. In base agli anni, alle mode del momento e ai bisogni più o meno impellenti. La salute trova il ricatto con il lavoro, la disoccupazione è sinonimo di non avere un qualcosa (estetiste e parrucchiere nonostante la crisi lavorano alla grande), apparire è la prima regola, essere nel jet set, conoscere le mode del momento.

Rammentate la Cina? Rammentate Pechino? Rammentate le olimpiadi? Rammentate come la gente si sia scandalizzata, seguendo la moda del momento, mandando immagini forti in una catena che ha toccato milioni di persone?

Volevano boicottare le olimpiadi, disgustati dal comportamento dei cinesi.

Peccato che il Tibet fosse passato sotto dominio cinese negli anni ’50, e ci sono voluti oltre cinquant’anni perché dicessero qualcosa.

Poi il silenzio.

Questo è il mondo di oggi, quel mondo che ignora la Birmania (chiederemo che vengano fatti i mondiali di calcio per smuovere le coscienze), il Tibet, la Somalia, il Congo ecc… questo è il mondo che ha bisogno dello “scandalo del momento” per andare avanti.

Quel mondo che non legge nulla che non sia sensazionalistico, quel mondo che se ne sta in panciolle, o ad un happy hour, quel mondo che esce di casa vestito da gran Galà durante gli avvenimenti mondani.

Questo è il mondo al quale pochi stanno aprendo gli occhi, ad un mondo indifferente che se ne sta lì a dire “andiamo pure a puttane” un mondo che si fa incantare dai soldi, un mondo che non sa reagire se non colpito direttamente nel portafoglio.

Ad un mondo così basta qualche idealista che spicchi, lanciando la moda del momento. Pensiamo al Che che dopo la sua rivoluzione è diventato l’effige di magliette e mutande.

Pensiamo a quei pochi che ogni giorno lottano contro i servi del dio denaro, che scrivono ed indagano, che curano i feriti civili vittime di una guerra, che si dedicano ai poveri, a quelle piccole associazioni che in 8 persone, aiutano due villaggi africani.

Questo è il mondo che tentiamo di cambiare, dando piccoli calci a piedi nudi ad una sfera di acciaio, composta di ignoranza e superficialità.

Questo è il mondo che nei giornali vuole leggere le sagre, il gossip e il calcio, che dovrebbe essersi evoluto dall’epoca dell’Impero Romano ma che ancora si fa governare con l’immutabile Panem et circenses.

Questo mondo ti cambia. C’è chi crolla, chi lascia stare e si adegua, chi tace ed acconsente, chi fa finta di niente, io continuo ad indignarmi, ad arrabbiarmi a dire “fanculo” ma non mollo, almeno alla fine posso dire: “ci ho provato”.

In fede

Nicola Cappello

Annunci

Un pensiero su “Panem et circenses

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...