E alla fine qualcuno perse la testa…

 

untitledMarco ha 35 anni, un figlio ed un matrimonio entrato in crisi. Cos’ha rovinato il rapporto? I motivi economici. Marco è rimasto a casa dopo la crisi e nonostante l’impegno non è riuscito a trovare un nuovo lavoro.

 

Bollette arretrate da pagare, lo sfratto e il ritorno a casa dei genitori lei. Le preoccupazioni giornaliere, la frustrazione di non riuscire a garantire una vita dignitosa alla propria famiglia, lo hanno fatto diventare un cane rabbioso.

 

Ogni giorno cerca di vivere come meglio può, accettando lavoretti in nero, pur di portare a casa quel minimo che può servire per tappare i buchi.

 

Ma lo stato d’animo non cambia. Non ci sono soldi, non riesce a fare la spesa e la pensione minima dei genitori di lei non basta per sostenere una famiglia di cinque persone. Non potendosi permettere una macchina ha dovuto venderla.

 

Lucio era un imprenditore. Aveva un’azienda produttiva e 15 operai, nonostante i costi già elevati di gestione. Poi la crisi ha messo in ginocchio l’attività, Lucio ha tentato la via della cassa integrazione prima di essere stato costretto a licenziare i dipendenti.

 

Calo delle commesse, clienti che non erano più in grado di pagare, fornitori da pagare a sua volta e l’eccessiva tassazione hanno creato un debito enorme e la banca gli ha negato il prestito.

 

Da lì l’azienda in liquidazione, i beni messi in vendita. Da una vita agiata è passato nella miseria, tanto da non permettersi nemmeno più un caffè e nonostante la dura scorza dell’imprenditore nato dal niente, alla fine ha deciso di uccidersi.

 

Marina è una commessa disoccupata. A gennaio il titolare del negozio è stato costretto a licenziarla poiché non era più in grado di pagarle uno stipendio.

 

Purtroppo il periodo natalizio non ha portato le entrate sperate, la “maledettissima Imu”, ripetendo le parole della proprietaria del negozio, aveva salassato le tredicesime, quella mensilità in più che permetteva ai clienti di spendere, dando ossigeno al bilancio; di conseguenza l’ennesimo negozio in centro storico ha chiuso.

 

Giulia è una giornalista freelance. I suoi pezzi vengono pagati 6 euro lordi, indifferentemente dalla lunghezza del testo. Non riesce ad arrivare alla fine del mese e spesso il lavoro non copre nemmeno i costi che servono per sostenere la sua attività. Basta una telefonata di verifica, o spostarsi con la macchina, che l’utile si assottiglia.

 

Non c’è un giorno di ferie pagato, nemmeno uno di riposo. La sua vita ed il suo guadagno sono solo ed esclusivamente legati alla produzione di articoli e per sopravvivere ne deve fare più di un centinaio al mese. Con il fidanzato, vorrebbe costruirsi una famiglia, visto che entrambi hanno passato i trent’anni, ma i soldi non bastano.

 

Andrea è un agricoltore. Già da anni i suoi dieci miseri ettari sono più un costo che un guadagno. Dalla revisione della Pac, che ha portato a meno fondi per il primario, si è unita anche l’Imposta Municipale Unica che ha richiesto un ulteriore esborso di denaro, il bilancio si è chiuso con un paio di migliaia di euro in negativo, così Andrea ha dovuto vendere il terreno ad una azienda agricola molto più grande ed ora è alla ricerca di lavoro, nello stesso ramo.

 

Maria è una impiegata. A circa un paio di anni dalla pensione, dopo 40 anni di onorato servizio, si è vista allungare il periodo lavorativo. Maria, dovrà continuare a lavorare per qualche anno in più, prima di arrivare al meritato riposo.

 

Michele è un parlamentare. Percepisce una indennità parlamentare netta di circa 5mila euro al mese. A questa va unirsi una diaria (rimborso delle spese di soggiorno a Roma) di 3.500 euro ed il rimborso per spese inerenti al rapporto tra “eletto ed elettori” di 3.700 euro circa, oltre ad usufruire di un rimborso telefonico annuo di oltre 3mila euro e spese sanitarie che vanno dai 14mila ai 15mila euro. Michele a fine mandato riceverà un assegno pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo. Michele non propone leggi per favorire il mercato, anzi, vota a favore per una politica di austerità

 

Carlo è un capo di governo. Dall’alto predica l’austerità e decide di tassare pesantemente gente come Marco, Marina, Giulia e Andrea, colpendo anche le piccole aziende come quelle di Lucio. Carlo decide di sanare i conti di uno stato, aumentando il prezzo della benzina, l’iva, mettendo l’Imu.

 

Imu che va a colpire pesantemente Andrea e Lucio e tutti coloro che hanno beni immobili acquistati magari facendo molti sacrifici e la tassazione eccessiva sulle aziende non permette a Marco, Marina e Giulia di trovare un lavoro stabile.

 

Tuttavia, la politica di austerità di Carlo non va a toccare Michele ed i suoi colleghi parlamentari, nonostante i parlamenti siano chiaramente in esubero; il capo di Governo non decide di risanare lo Stato dagli sprechi, ma va a prendere fondi a chi non ne ha ed esprime cordoglio ai famigliari di Lucio.

 

Poi ci si rivolta contro il capo di governo e si vola a nuove elezioni. Marina e Marco, delusi dalla politica, eleggono un nuovo movimento popolare, Giulia è indecisa, delusa dalla vecchia politica, ma per dovere civico voterà. Maria ed Andrea, che pure avevano una casa propria su cui stanno pagando il mutuo, illusi da una promessa di restituzione dell’Imu, sanno già a chi rivolgere il proprio voto, mentre la famiglia di Lucio non si recherà alle urne.

 

La situazione torna nel caos. Michele è ancora in parlamento e chiede larghe intese, tutto è all’ordine del giorno, tranne i bisogni di Marco, Marina, Giulia e Andrea.

 

Poi un giorno Andrea vedendo che non cambia nulla e che la situazione si fa sempre più disperata, perde la testa.

 

Tuttavia Michele non si sente in colpa per Andrea, nonostante non abbia fatto nulla di concreto in tutti questi anni per migliorare la condizione di Andrea, Marco, Marina o dei tanti “Lucio” sparsi per l’Italia, anzi si guarda attorno, per cercare il giusto capro espiatorio.

 

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