Vecchi politici alla riscossa

Non è un paese per giovani

Ultimamente ho trattato il tema delle amministrative 2014 e sono rimasto colpito da alcune affermazioni, fatte dalle vecchie guardie di qualche partito (rimango sul vago onde evitare di offendere qualcuno).

Partendo dal fatto che nel mio lavoro bisogna essere sempre “super partes”, tuttavia alcune frasi mi hanno dato da pensare.

È capitato, infatti, che qualche vecchio politico criticasse un giovane candidato dello stesso partito: “Lui (rivolto al giovane) è già vecchio, per questo mi candido alle prossime elezioni”.

Vecchi politici che si riciclanoChi ha detto queste parole non è altro che un ex amministratore, oramai in pensione (o almeno in prossimità), rimasto fuori dalla politica da diversi anni.

Un vecchio politico, quindi, accusa un giovane di essere vecchio e così si candida riciclandosi come nuovo.

Una contraddizione, tipica della politica italiana.

Eppure, questo politico, essendo di vecchia scuola, dovrebbe aver fatto un paio di conti in termini di voti.

Se il giovane ha una possibilità di vincere le prossime elezioni, si ritrova, invece, a dover dividere i voti con il vecchio politico, che, come sempre, trova giovani accoliti impazienti di farsi notare noncuranti della sicura sconfitta.

Le scuse della vecchia guardia, le ambizioni personali diventano così quel freno che non permette un effettivo ricambio.

Attenti a vecchi politiciOgnuno pensa per sé. Così ci ritroviamo, guardando più in grande, ancora una volta dei vecchi candidati per le europee (le amministrative non sono altro che un modello in scala di quello che accade a livello nazionale).

Risultato, nel caso delle amministrative, che quel partito si ritroverà ancora una volta nel ruolo dell’opposizione, perdendo per l’ennesima volta il treno per la vittoria.

In breve, la vicenda non riassume altro che un male tutto italiano: 

– Un vecchio che non sa mettersi da parte

– Un giovane che non riesce ad emergere

– Approfittatori ed arrampicatori che pensano a se stessi piuttosto che al bene comune

Alla fine, nulla cambia e tutti si lamentano, anche se avrebbero potuto semplicemente fare la differenza, utilizzando al meglio il proprio voto. 

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