Enel, quando la politica non fa il “mea culpa”

La riconversione non si farà e ora manca un piano B. Di chi è la responsabilità?

Di Nicola Cappello (Editoriale scritto per Rovigo in Diretta)

Centrale Elettrica di Porto Tolle, vista dall'alto

La vecchia centrale di Porto Tolle, nel cuore del Delta del Po

Quando i lavoratori della centrale Enel di Polesine Camerini, qualche anno fa, manifestarono a Venezia, il governatore Luca Zaia tenne una conferenza stampa a Palazzo Balbi. Continua a leggere

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Il giorno in cui ho smesso di fare il giornalista

Fine di un giornalista

Dare tanta inportanza all’etica lavorativa, da rinunciare al lavoro più bello del mondo.
Così dopo anni di giornalismo ho messo la parola fine ad un importante capitolo della mia vita.

Un domani, tra qualche anno, potrebbe capitare che mio figlio ritrovi vecchi articoli di giornale con la mia firma, o pdf degli articoli pubblicati nel corso degli anni.

Una domanda potrebbe sorgere spontanea nella sua mente. “Papà perché hai smesso di fare il giornalista?”

Oggi sarebbe difficile mettere in ordine le idee, vista la delusione ancora forte, tuttavia sarebbe buona cosa fare mente locale e provare a dare una risposta già ora. Continua a leggere

Italiani: i “più meglio”

Si fomenta rabbia contro gli immigrati accusandoli di rovinare il “Sistema Italia” mentre svaniscono nelle tasche di italiani corrotti miliardi di euro.

Quando un politico ti invita a guardare la pagliuzza nell’occhio, meglio controllare che non ti stia pure invitando a sederti su travi appuntite.

Breve storia di come la corruzione ci stia lasciando in mutande.

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E alla fine qualcuno perse la testa…

 

untitledMarco ha 35 anni, un figlio ed un matrimonio entrato in crisi. Cos’ha rovinato il rapporto? I motivi economici. Marco è rimasto a casa dopo la crisi e nonostante l’impegno non è riuscito a trovare un nuovo lavoro.

 

Bollette arretrate da pagare, lo sfratto e il ritorno a casa dei genitori lei. Le preoccupazioni giornaliere, la frustrazione di non riuscire a garantire una vita dignitosa alla propria famiglia, lo hanno fatto diventare un cane rabbioso. Continua a leggere

La profezia di un pellerossa

Questa mail mi è stata inviata come auguri per questo periodo di feste. Fa riflettere e molto, per questo ho voluto condividerla.

Auguri… ne abbiamo bisogno tutti…

Il presente testo è tradotto dall’inglese da Domenico Buffarini. È la traduzione del testo originario raccolto, con il titolo «A long speech of Chief Seattle or Sealth of the Dwamisch tribe», in Oregon historical review, Portland 1885, XXII, pagg. 1033-1035. Continua a leggere

Non ci resta che il soliloquio – Parte 1 –

Racconto on line – Atto 1

[Prefazione (breve): Prendiamola per quella che è: una grande sfiga. I sistemi di comunicazione si sono evoluti proprio in un periodo dove la gente non ascolta. Tutti giorni, anche se a volte non ci facciamo caso, ci spieghiamo ma non siamo capiti. Questo aumenta la solitudine di ogni singola persona. Ognuno, infatti, rinchiuso nel proprio corpo è costretto a dialogare con se stesso, nel tentativo di trovare una risposta, nascosta tra le esperienze e la cultura, nella propria mente]


Soliloquio (2006) - Opera di: José Luis Barcia Fernàndez

“Tranquillo figliuolo, quando penserai che ti hanno capito, in realtà non hanno compreso un beneamato ca…”

Va bene, la frase ci stava tutta. Mi ricordo la pubblicità progresso, dove uno parla e tutti gli altri mano nelle orecchie a fare versi? A volte quando si parla è così. A volte penso che se portassi in determinati luoghi il mio cane e iniziassi a parlare, lui riuscirebbe dove altri falliscono.
Prendo ad esempio la situazione in Italia (voglio stare volontariamente sul generico) se si mettono in evidenza i fatti, a certe persone, spiegando cosa ha portato a questo malessere, non ti ascoltano.
Anzi ti accusano di essere pure bugiardo. Il non ascolto, la non comprensione. Non si vuole ascoltare, si parte dal presupposto che tu sia falso.
Forse è perdere tempo? A che serve spiegare, giustificare, dire il proprio pensiero se non viene colto?

“Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà”.

Si ma tra il dire ed il fare… ma se si ascolta il doppio e non si capisce niente? Eppure, si espone un fatto, lo si analizza insieme, si valutano le problematiche… No eh? Alla fine dovrei parlare il doppio, perché venga ascoltato il quadruplo perché venga capito quanto?

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