Enel, quando la politica non fa il “mea culpa”

La riconversione non si farà e ora manca un piano B. Di chi è la responsabilità?

Di Nicola Cappello (Editoriale scritto per Rovigo in Diretta)

Centrale Elettrica di Porto Tolle, vista dall'alto

La vecchia centrale di Porto Tolle, nel cuore del Delta del Po

Quando i lavoratori della centrale Enel di Polesine Camerini, qualche anno fa, manifestarono a Venezia, il governatore Luca Zaia tenne una conferenza stampa a Palazzo Balbi.

Quando feci la domanda: “Qualora non venisse realizzata la centrale, quale sarà il ‘piano B’ per lo sviluppo del territorio?” ottenni come risposta “La centrale si farà”; un “Piano B” non era stato concepito né era stato preso in considerazione.

Tutti conoscono la storia della centrale Enel di Porto Tolle, in attesa di essere convertita a carbone da quasi un decennio. Tutti conoscono le vicende giudiziarie che ci sono state e la lotta degli ambientalisti sul fronte legale.

Dopo anni, Enel ha deciso che non farà più la centrale e in tutti questi anni non è stato presentato un progetto serio per lo sviluppo alternativo del territorio.

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