Perché si continua a non volere lo sviluppo del Delta?

Fondi tagliati e sviluppo turistico a rilento. In altre parole: il Delta del Po di questi ultimi anni, una terra ricca di contraddizioni che ancora fatica a trovare un’identità ed una via di sviluppo che possa creare lavoro.

Il turismo è stato penalizzato. Durante l’ultima campagna elettorale per le regionali, sono stati stanziati fondi e promessi altri, ma alla fine sono stati tagliati in maniera drastica. Si trattava semplicemente di mettere in sicurezza gli scanni nel Delta e a sette mesi da quelle promesse, dei 550mila euro che dovevano essere messi a disposizione per il comune di Porto Tolle, alla fine ne sono stati concessi solo 150mila.

Insomma, si rischia di ritrovarsi con “l’acqua alla gola” anche per la prossima stagione turistica, che quest’anno ha rischiato di saltare. I fondi promessi servivano per la creazione di opere definitive per la salvaguardia delle spiagge.

Appare evidente, perciò, che nel stanziare tali fondi, nessuno ha guardato in faccia la reale emergenza, ma il totale versato per ogni Comune costiero, segno che le recenti alluvioni, che hanno colpito il Veneto, non hanno insegnato nulla. Ci si ritrova a dover fare i conti con meno soldi per la protezione del suolo, dato che gli scanni sono barriere naturali che proteggono la terraferma dalla forza del mare.

 

La più grande zps d’Europa è ostaggio dell’interesse di pochi. Manca un piano di sviluppo concordato; il Delta del Po si trova in Veneto, ma tutti sono convinti che sia in Emilia Romagna e questo solo grazie ad una grande operazione di marketing territoriale da parte della di quest’ultima.

Da una recente serie di interviste che ho fatto negli istituti superiori del territorio, è evidente che i ragazzi hanno poca fiducia nel trovare lavoro in Polesine, molti guardano verso le province limitrofe, per cercare di avere un futuro, mentre altri denunciano un inadeguato numero di strutture per ricevere i turisti.

L’unica offerta di lavoro futura, a parere di molti degli abitanti del Delta, è e rimane l’opera di riconversione della Centrale Enel di Polesine Camerini, nel comune portotollese; il che, dopo un’accurata analisi, appare come un controsenso che lo sviluppo di una delle zone più interessanti dal punto di vista ambientalistico e naturalistico, sia legato all’industria.

Intanto, le attività produttive come la pesca, stanno rischiando il collasso, l’Europa pone dei paletti uguali per tutti, senza fare valutazioni scientifiche dei mari e delle loro caratteristiche. Impongono concessioni demaniali per soli sei anni, per riassegnarle poi per mezzo di un bando.

Ma chiedetevi, in uno Stato come l’Italia, dove è il privato a realizzare le strutture su aree demaniali concesse, come potrà sviluppare la zona sapendo di avere solo sei anni a disposizione per recuperare l’investimento? (nel nord Europa è lo Stato a realizzare le strutture, per darle poi in gestione) Che genere di futuro si prospetta per un settore che ha reso il Veneto la prima Regione per presenze turistiche? Quanti posti di lavoro saranno a rischio in questo modo?

Se il turismo poteva essere una via di sviluppo sostenibile, dall’alto si stanno togliendo tutti i presupposti e intanto si respira un’atmosfera di sfiducia, mentre l’economia locale continua andare allo sbando.

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