Parco del Delta del Po Veneto, era solo una questione di accordi

Una premessa occorre farla, perché a volte sono stato accusato di appartenere a diverse correnti politiche. Non sono iscritto a nessun partito e cerco sempre di essere obiettivo, dando spazio a tutti. Riporto i fatti e faccio una mia personale analisi a prescindere dal “colore della camicia”.

E, ovviamente, ci sarà sempre lo spazio per le repliche per tutti.

Grazie per l’attenzione

Il male insanabile del territorio deltino e della nazione intera è “l’accordo politico”. Si è visto nello scorso governo di centrosinistra e in quello attuale di centrodestra: alla fine cambia il colore della camicia, ma sono quasi tutti uguali.

L’accordo è quella cosa che pone dei paletti al fattore crescita di un territorio e a confermare questa ipotesi ci ha pensato il coordinatore provinciale del Pdl Mauro Mainardi, nell’intervista di Giuliano Ramazzina, apparsa oggi su “il Resto del Carlino” di Rovigo.

La prima conferma che la base di tutti i recenti problemi è “l’accordo politico”, è stata la risposta data dal coordinatore relativa al “blitz” leghista: “I quattro nominati sono due di area Pdl e due di area Lega, questo era nei patti”.

Il consiglio del parco era saltato per una questione di accordi. Nulla di più, nulla di meno. La chiave di lettura diventa quindi semplice: la Lega ha fatto una vera e propria prova di forza, per fare capire chi è che comanda e che senza di essa, non si possono prendere decisioni.

Gennari, voleva chiudere la questione piano ambientale già a settembre, quando i quattro ex consiglieri, nominati da Galan, avevano ancora una carica rappresentativa, dato che il loro mandato sarebbe scaduto nei primi giorni di ottobre.

La voglia della Lega di essere presente nell’approvazione del piano del parco, ha portato a rallentare l’intero sistema, tutto per il frutto di un accordo. Gennari è saltato e pure l’esecutivo, che dovrà essere ricostituito, con un conseguente slittamento al 2011 del piano.

“I numeri possono tranquillamente confermare Gennari, che stava operando bene – continua il Coordinatore nell’intervista, rispondendo ad una probabile riconferma del presidente -. C’era un accordo siglato col segretario della Lega, Antonello Contiero, che prevedeva Gennari presidente ed un vice presidente leghista. Il documento fu siglato quando si insediò Gennari. L’accordo può far fede per le prossime nomine al vertice”; qui è intuibile il perché del commissariamento.

Gennari (Pdl) stava operando bene, con il suo modo di fare particolare, e stava cercando di chiudere un iter lungo oltre dieci anni, approvando il piano, anche senza gli scanni, dato che la decisione finale sarebbe comunque spettata alla Regione. Quindi la Lega avrebbe comunque potuto decidere, dato che il presidente della Regione Veneto è Luca Zaia e l’assessore regionale ai parchi è Franco Manzato, entrambi esponenti del carroccio.

A dicembre dello scorso anno, Gennari, era stato chiaro, dopo la sua nomina: “Ho intenzione di chiudere la faccenda del piano ambientale, entro il 2010”.

Allora perché la regione ha nominato un commissario in Regione, invece che affidare il compito al presidente?

È meglio ricordare che la moneta di scambio in alleanze e voti è il compromesso, e non è la politica ad averlo deciso, ma gli uomini che la rappresentano. Per questo esiste una sfiducia, oltre che al menefreghismo, da parte del cittadino e se dovessi trovarmi nel dubbio di farmi una tessera, per rinsavire mi basterebbe adattare uno dei passaggi più famosi del terzo canto dell’Inferno: “Lasciate ogni ideale, voi ch’entrate”; questo sino a quando non ci sarà qualcuno in grado di farmi cambiare idea, ma con i fatti.

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2 pensieri su “Parco del Delta del Po Veneto, era solo una questione di accordi

  1. solo oggi 15 giugno 2011 ho letto il tuo articolo e a suffragio di quanto asserisci un mio amico del primo novecento mi ricordava che: “A cambia i bosgati ma el porsile l’è sempre quelo”. Ciao
    Giancarlo

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