Speciale Elezioni 2013: Rapinatori e rapinati

Bettino Craxi

Bettino Craxi

Ci eravamo illusi di aver voltato pagina, quando nel ’94 finì la Prima Repubblica ed invece, a 18 anni di distanza, siamo tornati a fare i conti con la corruzione dei politici.

La corruzione della Prima Repubblica non è mai scomparsa, c’è sempre stata, si è nascosta ed ha continuato ad operare in silenzio, prelevando soldi dai fondi pubblici per appagare i propri vizi, mentre anziani con pensioni irrisorie si recavano al supermercato per rubare un pacco di pasta, quanto bastava per non morire di fame.

Montezemolo ha presentato la lista “Verso la Terza Repubblica” ma un reale cambiamento prevede anche che vengano sostituiti coloro che comandano nei partiti, un passo in avanti, quando, invece, alcuni ricercatori hanno affermato: «Il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica ha determinato un pauroso peggioramento qualitativo dei politici. Questo declino va di pari passo con il drammatico abbassamento del livello medio di istruzione. Infine all’aumentato reddito parlamentare peggiora la qualità media degli individui che entrano in politica. Il forte incremento del reddito parlamentare (quattro volte quello medio di un manager privato) ha contribuito al declino della qualità degli eletti (1)»

La politica si basa sullo scambio di favori, si deve scendere a compromessi, in primis col partito, dove il reale bisogno della popolazione viene messo in secondo piano, e con chi finanzia la campagna elettorale.

imagesNelle prossime elezioni gli attori saranno sempre gli stessi, ma cosa ha fatto la politica in questi ultimi anni? Tagli e aumenti.

A febbraio si dovrà andare a votare nella piena consapevolezza di aver fatto immani sacrifici, tanto da non arrivare, oramai, nemmeno alla seconda settimana del mese. Molti imprenditori, per pagare le tasse, hanno dovuto accendere mutui, la cassa integrazione viene usata troppo spesso (anche quando non serve).

La cittadinanza si ritrova a pagare l’Imposta Municipale Unica restando in mutande, consumando quella tredicesima (per chi ha ancora la fortuna di averla) che un tempo serviva per le spese natalizie e dare respiro al commercio.

Sono aumentati i costi delle utenze, la benzina è alle stelle, le aziende (vista la pressione fiscale ed il semplice prezzo elevato del carburante) non sono competitive e devono cedere il passo ai competitors stranieri, per colpa di un mercato globale (WTO) non regolamentato, dove nessuno guarda se il salario dato all’operaio gli permette o meno una vita dignitosa.

Non c’è stata una patrimoniale seria, solo qualche timida manovra che offriva migliaia di scappatoie, alla faccia dell’equità. La gente comune arrivava al suicidio, mentre gli altri pensavano a dove trasferire le proprie imbarcazioni, cercando un attracco in una terra straniera più conveniente.

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La disoccupazione è alle stelle, i giovani non trovano lavoro se non come precari sotto pagati, con contratti che ammazzano quella professionalità che un tempo era sinonimo di garanzia di qualità.

I Comuni, con il taglio dei trasferimenti, si attaccano dove possono per poter garantire un minimo di servizio e chiudere il bilancio senza andare in rosso. Il patto di stabilità è sempre più pesante, si taglia nel sociale quando nei ministeri lo spreco continua.

La base della piramide è stata dissanguata, mentre in cima non ci sono stati sacrifici. Un qualsiasi politico responsabile avrebbe messo in primo piano il bene del Paese. Si è parlato tanto di crisi (dopo il cambio di Governo, prima si negava l’esistenza del periodo buio) ma non è stata fatta una riforma elettorale seria per ridurre il numero dei parlamentari, per dare respiro alle casse dello Stato e alle tasche degli italiani, e non ci sarà la possibilità di scegliere il proprio rappresentante.

Chi andrà a votare nel Pd il proprio candidato al parlamento dovrà farlo con l’amarezza di sapere che è solo un premio di consolazione, dato che dovrà comunque mantenere un numero spropositato di parlamentari, molti dei quali potrebbe farne a meno.

Perché alcuni Stati sono usciti dalla crisi? Per aver attuato scelte coraggiose. Alcuni hanno privilegiato il Welfare, dando la possibilità al cittadino di avere una vita dignitosa.

Abbassare le tasse per aumentare il potere di spesa, genera economia. Un italiano con 100 euro in tasca a fine mese, sarà ben più propenso a spendere quel qualcosa in più; così si genera quell’ottimismo che permette di riprendere la strada ed affrontare la salita con voglia di fare.

Invece, si è preferito spremere un limone che non aveva altro succo da dare, lasciando che quelli belli e grossi continuassero a godersi la linfa dell’albero e nonostante i sacrifici il debito pubblico ha toccato un nuovo record.

Spread elevato, investitori stranieri che non si fidano. Quale investitore verrebbe a creare qualcosa in un popolo completamente privo di potere di spesa? Una volta dissanguato, dove si troveranno nuovi fondi per cercare di generare lavoro?  Se l’economia gira, con gli adeguati controlli, crescono tutti, ma non si può pensare di crescere un popolo tartassandolo, solo per dare garanzie a banche che hanno ottenuto molte agevolazioni.

Sono stati chiesti sacrifici solo ad una parte della nazione, chi ha i privilegi è ben propenso a mantenerli e non ha voglia di cambiare la situazione.

Dividi et impera è una regola vecchia, sempre efficiente; mettere uno contro l’altro, per non far vedere chi è il vero nemico.

Inoltre, gli italiani se ne stanno in silenzio e protestano solo per preservare il proprio “orticello” quando viene toccato. La nazione manca di quello spirito di unità tra le categorie che avrebbe giovato a tutti, per fare la voce grossa e chiedere un vero cambiamento.

Davanti all’incapacità, all’egoismo e al menefreghismo dimostrato da tutta la classe dirigente, tecnica e politica, e del popolo, con che voglia andremo a votare a febbraio?

Meglio recarsi alle urne con una fascia a lutto sul braccio con scritto “In memoria del buonsenso, deceduto anni or sono, senza rendermi conto di essere stato complice del suo assassinio”.

(1) Citato da wikipedia (clicca): Tito Boeri, Antonio Merlo e Andrea Prat, Classe dirigente. L’intreccio tra business e politica, Università Bocconi Ed. 2010, pag. 149
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