Legambiente: La task force delle spiagge

[Articolo di Nicola Cappello de “il Resto del Carlino” del 31 ottobre]

I volontari sulla spiaggia di Barricata (foto: Nicola Cappello)Setaccio, pala e secchio. Sono questi gli attrezzi usati ieri dalla protezione civile di Legambiente, anche se gli strumenti cambiano a seconda del tipo di costa, l’unica in Italia ad essere specializzata sull’intervento delle coste inquinate da idrocarburi: “Il nostro primo obbligo è quello di mantenere integra la spiaggia – spiega il responsabile nazionale della protezione civile di Legambiente, Paolo Ceschini, specializzata nel “marine pollution”-, è una cosa che richiede fatica e molti volontari, ma il nostro primo dovere è non inquinare ulteriormente gli spazi”.
Per questo motivo, nella giornata di ieri [sabato 30 ottobre per chi legge], i volontari della protezione civile di Legambiente Veneto, si sono esercitati sulla costa sabbiosa della spiaggia delle conchiglie, nel comune di Porto Tolle, ospiti del Villaggio Barricata.
Un vero e proprio addestramento per insegnare, in primo luogo, ai volontari come comportarsi: “Prima delimitiamo la zona colpita – continua Ceschini – e creiamo un solo corridoio di entrata ed uscita, in modo tale da non contaminare l’area non inquinata. Questo modulo che noi creiamo, serve per tenere sotto controllo la zona. Gli strumenti per ripulire la spiaggia, variano in base al tipo di costa se c’è presenza di sabbia, ciottoli o scogli; comunque utilizziamo il manuale realizzato dal Ministero dell’ambiente in collaborazione con Ispra”.
In azione per ripulire la spiaggia I volontari indossano dispositivi di protezione individuale di livello tre: “Il nostro dovere è tutelare i volontari e quindi proteggerli con dispositivi, che abbiano le migliori caratteristiche possibili”; evitando loro di entrare in contatto con il materiale inquinante.
Il gruppo veneto della protezione civile di Legambiente è nato ufficialmente a marzo, poco dopo lo sversamento del Lambro, grazie anche all’aiuto del centro servizi per il volontariato di Rovigo: “L’alto Adriatico è una zona a rischio, solo a Venezia c’è un volume di traffico petrolifero di 27milioni di tonnellate l’anno – spiega Giorgia Businaro, direttrice di Legambiente Rovigo -, inoltre a Porto Marghera esiste anche una raffineria. La nostra zona ha poco ricambio d’acqua, dato che è un mare chiuso, valutati quindi i rischi abbiamo deciso di impegnarci”; mettendo in campo una forza di trenta volontari addestrati, provenienti dalle provincie di Rovigo, Venezia, Padova e Verona.
“È stato il primo corso all’interno del territorio veneto – spiega Luigi Lazzaro, responsabile del settore volontariato di Legambiente Veneto -, in queste zone questo tipo di operazione non è ancora stato inquadrato, mentre a livello nazionale abbiamo raggiunto il grado di gestione per questo tipo di emergenza”.
“Abbiamo in totale otto circoli di protezione civile di Legambiente – conclude Ceschini – e serve un grande dispendio di forze per tenere il gruppo. Attualmente, in caso di emergenza, possiamo contare su sessanta volontari”; all’esercitazione hanno partecipato anche i colleghi di Reggio Emilia.

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