Missili Cruise con uranio impoverito sulla Libia

[Alla fine del post è possibile scaricare il documento di Massimo Zucchetti in pdf]

Il Libia, nel peggiore dei casi, si avranno oltre 6mila casi di tumore nell’arco di circa settant’anni. Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino (in Italia), ha eseguito il calcolo su mille missili cruise che potrebbero essere sparati sullo stato africano, contenenti uranio impoverito.

Zucchetti si occupa di radioprotezione da vent’anni e di uranio impoverito dal 1999 e nella sua ultima relazione cerca di fare: “una stima del possibile impatto ambientale – scrive nella nota – e sulla salute dell’uso di uranio impoverito nella guerra di Libia (2011)”.

Sono due gli scenari che si prospetterebbero, dato che la quantità di uranio impoverito usato per queste testate varia: “fra valori intorno ai 3 kg, per andare invece fino a 400 kili circa. Questa grossa variabilità nei dati può essere facilmente spiegata. Alcuni Cruise sono con testata appesantita all’uranio impoverito, altri no. Anche quegli altri, tuttavia, hanno uranio impoverito non nella testata del missile, ma nelle ali, come stabilizzatore durante il volo”.

Il calcolo è stato eseguito sul 70% dei missili lanciati, che si suppone andare a segno dato che si tratta di armi “intelligenti”, che bruciano dopo aver colpito l’obiettivo: “Di questo, circa la metà sono ossidi solubili. La granulometria delle particelle costituenti la polvere di ossido di DU (la sigla dell’uranio impoverito) appartiene totalmente alle poveri respirabili, e vengono anche create polveri ultrafini. In particolare, il diametro delle particelle è in questo caso più fine rispetto alle polveri di uranio di origine industriale, comuni nell’ambito dell’industria nucleare. Si parla delle grande maggioranza delle polveri contenuta nel range [1-10] micron, con una parte rilevante con diametro inferiore al micron. Per quanto riguarda il destino delle polveri di DU nel corpo umano, la via di assunzione principale è – come noto – l’inalazione. Come detto, parte delle polveri sono solubili e parte insolubili nei fluidi corporei. Date le caratteristiche degli ossidi di DU di origine militare, occorre rilevare come esse abbiano comportamento differente rispetto alle polveri industriali di uranio. Si può comunque ancora supporre, secondo ICRP che circa il 60% dell’inalato venga depositato nel sistema respiratorio, il resto viene riesalato”.

Il clima arido della Libia, inoltre, favorisce la dispersione di uranio impoverito nell’aria, con il rischio di essere respirato dalla popolazione per anni.

Nel caso migliore, quindi, con una testata contenente solo 3 kg di uranio impoverito, si arriverà a 780 Sievert (unità di misura per la radioattività) che andrà a causare solo 50 casi di tumore in più in 70 anni. Nel caso peggiore, invece, con testate contenenti 400 chili di uranio impoverito, in questo caso si arriverà a 104mila Sievert, i casi di tumori previsti nello stesso lasso di tempo saranno 6.200.

“Occorre, perciò – conclude Zucchetti -, che gli eserciti che bombardano la Libia chiariscano con prove certe, e non asserzioni di comodo, la presenza o meno, e in che quantità, di uranio nei loro missili”.

Scarica: Missili cruise all’uranio impoverito il primo studio di impatto ambientale e sulla salute di Massimo Zucchetti

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